Roland Schimmelpfennig, Il Regno degli animali, traduzione a fronte e cura di V. Gianola, introduzione di R. Calzoni, postfazione di E. Agazzi, Mimesis, Milano 2018

Un uomo, un leone e un uovo al tegame. Uomini, animali e oggetti. L’opera centrale della Trilogia degli animali del drammaturgo contemporaneo tedesco Roland Schimmelpfennig, Il Regno degli Animali, affronta tematiche di estrema attualità: il mondo del lavoro, il capitalismo, la perdita dell’identità, di un impiego e della possibilità di agire e cambiare, l’insicurezza, la paura, la distruzione del concetto di comunità, l’assurda logica dei meccanismi di potere e infine, per mezzo della metafora meta-teatrale, il fluido passaggio dell’uomo all’animale e all’oggetto.


Marino Freschi, Le luci del Settecento. Tra IIluminismo ed esoterismo, Tipheret, Acireale 2018

In Germania, per le particolari condizioni storico-culturali del Reich, si esprimeva, in maniera più evidente e acuta che altrove, il disagio spirituale che si andava diffondendo nella cultura europea e che corrodeva il nucleo stesso della concezione razionalistica, risvegliando un vivace interesse per esperienze rituali e simboliche, affermate dalle società segrete e specialmente dalla massoneria. In loggia ci si poteva abbandonare, senza timore di passare per bigotto, alla commozione e alla malinconia per la limitatezza individuale e all'ansia mistica per una luce più ardente di quella della ragione. Ciò che costituiva l'attrattiva culturale di tale singolare atmosfera settecentesca era l'insolita commistione tra un diffuso entusiasmo intellettuale che animava le indagini culturali del secolo e un aristocratico senso di noia, una sorta di intimo fastidio per la monotonia quotidiana, un malessere, questo, provocato da un eccessivo intellettualismo, ma anche dall'impazienza, dall'attesa per accadimenti e scoperte nuove.


Marino Freschi, Baron Knigge. Dall'occultismo alla politica, Tipheret, Acireale 2018

L'opera culturale e letteraria di Adolph Knigge (1752-1796) è ricca di contraddizioni che hanno reso ardua la comprensione storica di questo singolare personaggio della cultura tedesca verso la fine del Settecento. L'analisi delle opere letterarie, come pure dell'attività massonica, illuminata e politica di Knigge può contribuire a precisare la specificità storica della crisi finale della cultura illuministica in Germania, esaminata dal suo interno e non giudicata col metro “impietoso” dei suoi superamenti classici e romantici.


Riccardo Concetti, Robert Michel. Ein österreichischer Dichter-Offizier zwischen Halbmond und Doppeladler, Praesens, Wien 2018

M. Latini, E.S. Storace (a cura di), Auschwitz dopo Auschwitz. Poetica e politica di fronte alla Shoah, Meltemi, Milano 2018

Con contributi di: R. Calzoni, M. Cavalleri, F. Ferrari, M. Latini, S. Marino, E.S. Storace, F.R. Recchia Luciani, A. Tommasi, e con un inedito di G. Anders.


Renata Gambino, Grazia Pulvirenti, Storie menti mondi. Approccio neuroermeneutico alla letteratura, Mimesis, Milano 2018

Tramite la creazione di storie, l’uomo organizza l’esperienza di sé e del mondo, il proprio vissuto, biologico e immaginario, la propria identità. E, a volte, attinge alla bellezza, nella configurazione stilistico-simbolica del testo letterario e nella sua fruizione. In Storie Menti Mondi, l’esperienza letteraria viene indagata come fenomeno dinamico, fisiologico, emotivo e cognitivo, in relazione ai processi mentali che generano il proprium di ogni creazione artistica e lo riconfigurano nell’atto della lettura. A partire dalle specificità linguistiche, formali, stilistiche e simboliche di un’opera, la neuroermeneutica consente di interpretare il testo come dispositivo di ricerca antropologica, in quanto spazio privilegiato per una riflessione sui processi di ordine fisico, emotivo e cognitivo implicati dall’immaginazione tanto nell’atto creativo che in quello della fruizione estetica. Alla luce di tale approccio, che tiene conto dell’interazione fra ermeneutica, antropologia letteraria, studi sulla cognizione, sulla simulazione incarnata, sull’empatia e sui correlati neurali dell’esperienza estetica, è possibile dischiudere nuove prospettive critiche in merito all’esegesi del testo, come anche in relazione alla cultura in cui ogni opera s’inscrive, e offrire nuovi spunti di riflessione sui processi della mente impegnata nell’immaginazione creativa e fruitiva di storie: infiniti mondi, che si condensano e riaffiorano dalle pagine, tramite cui l’essere umano tenta di costruire significati sempre nuovi per il suo essere nel mondo, in una esauribile tensione verso la bellezza.


Renata Gambino, Grazia Pulvirenti, La mente narrativa di Heinrich von Kleist, Mimesis, Milano 2018

La poetologia della conoscenza di Heinrich von Kleist si configura come un viaggio nella mente umana, nelle sue capacità conoscitive e immaginative, nelle sue labilità e nei suoi trascendimenti. La totalità romantica è infranta e il linguaggio è il materiale magmatico di attraversamento del reale e della mente: in ciò si esprime un progetto epistemico che, muovendo dall’orizzonte biologico della corporeità, si realizza in virtù della forza poietica del linguaggio, nella narrazione.
La scrittura di Heinrich von Kleist è caratterizzata da una processualità narrativa e da una ricerca sulla realtà messe in atto attraverso veri e propri esperimenti, sempre animati dalla sfida che lo scrittore lancia ai limiti della parola e della capacità umana di conoscere la realtà. Vivendo in prima persona, nella sua tormentosa vicenda biografica, la sconfitta e l’inadeguatezza umana rispetto al reale, tramite una paradossale narrazione sperimentale, Kleist realizza una poetologia della conoscenza sulle dinamiche del mondo fisico, del pensiero, della storia. In essa s’invera il progetto utopico di correggere la vita, d’illuminare l’opacità del mondo, di oltrepassare l’angusto spazio dell’esistenza.


Amelia Valtolina, Luca Zenobi (a cura di), Ah, la terra lontana... Gottfried Benn in Italia, Pacini Editore, Pisa 2018

Contributi di Alessandro Baldacci, Marco Rispoli, Luca Zenobi, Elena Agazzi, Marco Meli, Paola Quadrelli, Giulia Cantarutti, Tatiana Bisanti, Sotera Fornaro, Maurizio Pirro, Stefania De Lucia, Gabriele Guerra, Amelia Valtolina
Il distacco dalla Storia in cui Gottfried Benn coltivò il suo pensiero, e la conseguente scelta di un intellettualismo che proprio perla sua ferocia ci appare oggi paradossalmente militante, un sovrano atto di resistenza, possono dirci ancora molto della realtà del mondo storico e della condizione umana, anche quella odierna (...) Un discorso critico sull'intelligenza poetica di questa parola e sulla sua presenza in diverse fasi della recente storia culturale, qui ricostruite per la prima volta in una sorta di ritratto italiano dell'opera di Benn, si sostanzia, in termini più generali, soprattutto come discorso sul rapporto tra la cultura tedesca e la cultura italiana,nonché come spunto di riflessione sul ruolo e il significato della poesia in una impoetica contemporaneità.


Gabriella Catalano, Federica La Manna (a cura di), Verità e Menzogna («Quaderni dell'AIG», I, 2018)

Con questo primo numero, dedicato al tema del rapporto fra verità e menzogna, si dà inizio ai «Quaderni di Germanistica» promossi dall’Associazione Italiana di Germanistica (AIG). Seguito a un call for papers fra i soci, questo volume ha inteso promuovere una nuova pubblicazione che attesti l’esito di studi e ricerche su singoli temi, di volta in volta scelti e proposti dai curatori, membri del Direttivo, come nuclei tematici privilegiati. In una prospettiva corale, aperta a tutti i soci, si intende presentare un discorso che dia il segno della ricchezza dei punti di vista nonché delle differenze di metodi e di approcci interni alla germanistica italiana. Ai saggi dei soci si sono voluti aggiungere due contributi di colleghi tedeschi, Mathias Mayer e Jörg Meibaur, che vogliamo qui ringraziare per la loro calorosa adesione alla nostra iniziativa.


Valentina Serra, Robert Menasse. Intellettuale, scrittore e critico europeo, Franco Angeli, Milano 2018

La consapevolezza di essere un autore risiede per me nel tentativo di diventare, con i miei mezzi e con la maggiore qualità letteraria e intellettuale possibile, un Sartre del mio tempo". Quest'affermazione di Robert Menasse riassume bene il programma artistico ed etico di un autore che ha fatto dell'indagine critica della contemporaneità il senso stesso della scrittura. A partire dalla fine degli anni Ottanta, la sua ricca produzione saggistica e squisitamente letteraria pone sotto la lente di ingrandimento la realtà sociale, politica e culturale non solo dell'Austria, ma dell'intera Europa. Scrittore colto e attento, Menasse mostra con lucidità, attraverso l'uso della parodia, della citazione letteraria e dell'auto-citazione, un presente che, senza alcuna consapevolezza, persevera negli errori del passato e si prepara a ripeterli in futuro. Nella sua scrittura dal procedere raffinatamente post-moderno, il pensiero hegeliano e una nuova filosofia della storia si intrecciano a una rappresentazione chiara, spesso umoristica, dell'oggi e delle sue storture.
Il volume presenta al pubblico italiano lo scrittore austriaco, vincitore del Deutscher Buchpreis per l'anno 2017, analizzando i nodi tematici e le qualità artistiche della sua stimolante produzione saggistica, narrativa e drammaturgica.


Matteo Galli, A morte Venezia, Mimesis, Milano 2018

l volume raccoglie ventuno saggi scritti nell’arco degli ultimi quindici anni e usciti in rivista oppure in volumi collettanei, rivisti, modificati, aggiornati, in alcuni casi tradotti dall’autore. In larga prevalenza si tratta di saggi sul cinema tedesco e sull’Autorenkino che si articolano intorno a tre assi principali.
Il primo è il rapporto fra cinema e letteratura, con saggi su trasposizioni da opere di Hoffmann, Kleist, Fontane, Kafka, Th. Mann, Schnitzler realizzate da registi del calibro di Orson Welles, Luchino Visconti, Rainer Werner Fassbinder e altri non meno importanti. La seconda parte si concentra sul rapporto privilegiato fra cinema e storia in area tedesca con alcuni case studies per esempio su cinema e guerra, cinema e terrorismo con l’analisi di pellicole di registi come Alexander Kluge e Michael Haneke. La terza parte, infine, riguarda i rapporti fra Germania e Italia, cinque saggi che cercano dai più diversi punti di vista di illuminare questa talora controversa relazione.


Raul Calzoni (a cura di), La circolazione del sapere nei processi traduttivi della lingua letteraria tedesca, Mimesis, Milano 2018

Questo volume indaga le modalità attraverso le quali determinati concetti, metafore e narrazioni «migrano» non solo da un ambito lessicale a un altro, ma soprattutto da una nazione all’altra, aprendo così la via a uno studio transnazionale della letteratura e della traduzione. Focalizzandosi sulla lingua letteraria tedesca, i saggi qui raccolti dimostrano, inoltre, che tale transito fra ambiti e lingue è sempre un processo dinamico e basato sulla «traduzione», cioè sul «portare altrove» un concetto, una metafora o una narrazione attraverso un atto linguistico che diventa un gesto di disseminazione e circolazione del sapere fra culture differenti.
Saggi di Elena Agazzi, Laura Balbiani, Bruno Berni, Raul Calzoni, Gloria Colombo, Guglielmo Gabbiadini, Lucia Salvato, Silvia Vezzoli e Ada Vigliani.


Paola Di Mauro, Morte apparente, buio, sonno profondo. Tre fiabe dei Grimm, Mimesis, Milano 2018

A differenza delle numerose illustrazioni della morte apparente di Biancaneve nella bara di cristallo, del sonno centenario della bella addormentata, quali immagini ci vengono in mente per la scena di Cappuccetto Rosso nella pancia del lupo? Le tre fiabe grimmiane ci consegnano dapprima la presenza di due assenze — morte apparente, sonno — e poi il buio, l’assenza di un’assenza: ognuna di esse avviene come dall’interno di una immaginaria crisalide, un rifugio intimo e protetto, che consente un passaggio alla successiva fase di sviluppo. Preceduto dai luoghi preparatori della casa e del bosco, in cui liberarsi della vecchia identità e rinascere come donne nuove, è nello spazio aprospettico della fiaba, riflesso di antichi riti di passaggio, che le metamorfosi fisiche ed esistenziali si compiono nei pressi di luoghi liminali tra vita e morte, essere umano e mondo, habitus e habitat, cultura e ambiente, finitezza costitutiva dell’essere umano e il necessario ampliarsi verso spazi originari.


Kurt Schwitters, Augusta Bolte. A ANNA BELFIORE!, a cura e traduzione di Giulia A. Disanto, La Grande Illusion, Pavia 2018

Con il titolo Augusta Bolte si presenta per la prima volta in lingua italiana e in edizione commentata il “Sensationsroman”, in forma di tesi di dottorato con note a piè di pagina, di Kurt Schwitters, originariamente pubblicato come Tran Nr. 30. Auguste Bolte (Ein Lebertran) dalla casa editrice Der Sturm di Berlino nel 1923. Questo testo è seguito dalla traduzione della poesia AN ANNA BLUME! (A ANNA BELFIORE!), il componimento più noto ed emblematico dell’artista. La versione italiana si basa su un lavoro di ricostruzione filologica del testo originale tedesco, che in questa edizione viene accompagnato, per gentile concessione della Stadtbibliothek di Hannover, dalla riproduzione di una lettera dell’autore del 1947 in cui compare l’ultima stesura manoscritta della poesia.


Kurt Schwitters, La lotteria del giardino zoologico, a cura e traduzione di Giulia A. Disanto, La Grande Illusion, Pavia 2016

Col titolo La lotteria del giardino zoologico Kurt Schwitters firma un racconto satirico e grottesco, la cui prima stesura risale al 1926. La storia di uno zoo che si disfa dei suoi animali attraverso una lotteria è imbastita in una scrittura brillante e divertente, ma animata da una vena di tragica amarezza sulla natura dell’essere umano tra le aporie del primo Novecento europeo. Finora inedito in lingua italiana, il racconto, tradotto e annotato da Giulia A. Disanto dell’Università del Salento, è qui proposto accompagnato dalle illustrazioni appositamente realizzate da Alberto Rebori prima della sua prematura scomparsa, scelte e incastonate graficamente da Maurizio Minoggio.


Martina Nied Curcio, Diego Cortés Velásquez (Hrsg.), Strategien im Kontext des mehrsprachigen und lebenslangen Lernens, Frank&Timme, Berlin 2018

Lernstrategien, ihre Vermittlung und ihr Erwerb sind seit den 1980er Jahren verstärkt in den Fokus der Fremdsprachendidaktik getreten, vor allem im Zusammenhang mit zentralen Themen wie autonomes, lebenslanges Lernen und Mehrsprachigkeit. Die Erkenntnis, dass der Einsatz von Strategien zur Kompetenz eines jeden (Fremdsprachen-)Lernenden gehört bzw. gehören sollte, da diese wesentlich zur Optimierung des Lernprozesses beitragen können, hat sich mittlerweile durchgesetzt. Noch liegen jedoch nur wenige fundierte Untersuchungen aus der Forschung und der unterrichtlichen Praxis zu diesem Thema vor. Die Beiträge in diesem Band schließen diese Lücke. Neben theoretischen Überlegungen steht dabei die Vorstellung von Ergebnissen aus empirischen Erhebungen und Erkenntnissen aus der Praxis im Mittelpunkt.


Beate Baumann, Sprach- und kulturreflexives Lernen, Frank & Timme, Berlin 2018

Mehrsprachigkeit sowie das Neben- und Miteinander verschiedener Kulturen erleben wir zunehmend im Alltag, wesentlich konzentrierter jedoch im Fremdsprachenunterricht. Die Konfrontation mit sprachlicher und kultureller Vielfalt und der konstruktive Umgang damit sind für die Lernenden eine große Herausforderung. Ein reflektierendes und bewusstmachendes Vorgehen kann und sollte dabei die Entwicklung interkultureller und symbolischer Kompetenzen sowie die Auseinandersetzung mit identitären Aspekten einbeziehen. Wie das gelingt und welche Bedeutung die Reflexivität für kultur- und sprachbezogene Lernprozesse hat, zeigt Beate Baumann am Beispiel eines didaktischen Projekts, in dem sich italienische DaF-Lernende in einem internationalen Lernsetting mit Texten der interkulturellen Literatur auseinandergesetzt haben.


Marco Castellari, Hölderlin und das Theater. Produktion – Rezeption – Transformation, de Gruyter, Berlin/Boston 2018

„Der Tod des Empedokles“, „Ödipus der Tyrann“ und „Antigonä“ gehören heute unstreitig zum Theaterrepertoire. Dank der Bearbeitungen und Inszenierungen großer Dramatiker und Regisseure gilt Friedrich Hölderlins ganzes sprachlich-gedankliches Werk seit einigen Jahren als bühnentauglich. Von dieser Bestandsaufnahme inspiriert, rekonstruiert vorliegende Studie die Produktion und Rezeption der Empedokles- und Sophokles-Projekte und die Hölderlin-Transformationen im Drama und Theater bis heute. Beide Werkkomplexe werden in Teil I als ‚antik-moderne‘ Theaterentwürfe untersucht, während in Teil II das erste Jahrhundert ihrer bühnenfernen, nuancenreichen Rezeption neu erschlossen wird. Teil III ist den hundert Jahren dramatischer und szenischer Adaption seit den Uraufführungen gewidmet. Die Untersuchung versteht sich als innovativer Beitrag zur Forschung über Hölderlin und dessen wechselvolle Nachwirkung. Zur Erfassung der Antike-Rezeption (Sophokles, Empedokles) trägt die Studie ebenso bei wie zur Neuperspektivierung kulturhistorischer Tendenzen, etwa die Romantik-Nietzsche-Moderne-Linie oder die Entwicklung vom episch-politischen Theater Brechts über Heiner Müller, Peter Weiss und Elfriede Jelinek bis hin zur postdramatischen Ästhetik.


Isabella Ferron, L’officina dello scrivere. Il carteggio di Alexander von Humboldt, Aracne, Roma 2018

Il volume costituisce un tentativo di analisi dell’immenso carteggio che Alexander von Humboldt (1769–1859) tenne nel corso della sua lunga vita con le più disparate personalità: Goethe, Schiller, Lichtenberg, Thomas Jefferson, ecc. La scrittura epistolare fu per Humboldt un colloquio a distanza, un luogo dove affermare la propria persona come scrittore e come scienziato e dove imporre il proprio lavoro sia sul piano scientifico che su quello artistico e sociale. Il suo carteggio non solo accompagna e testimonia le varie fasi evolutive delle sue opere, la più famosa delle quali è Kosmos — Entwurf einer physischen Weltbeschreibung (1845–1862), ma porta anche alla luce la sua aspirazione letteraria.


Federica Rocchi, Johann Nestroy e le fonti europee del suo teatro, Artemide, Roma 2018

In questo volume, l’opera di Nestroy viene presentata attraverso un’analisi del processo creativo di riadattamento di opere preesistenti. Lo studio delle sue fonti ha consentito di individuare le relazioni intessute dall’autore con la letteratura austriaca ed europea, partendo dalla tradizione a lui precedente fino a giungere alla sua contemporaneità.