A. Larcati, K. Renoldner, M. Wörgötter (a cura di), Stefan-Zweig-Handbuch, De Gruyter, Berlin 2018

Stefan Zweig (1881–1942) hat als Verfasser erotischer Novellen und feiner Seismograph der "Verwirrung der Gefühle" Weltruhm erlangt. Als repräsentativer Vertreter des kosmopolitischen Wiener Judentums verstand er die Einheit Europas als seine Mission. Im Exil trauerte er seiner "Welt von Gestern" nach.Dieses Handbuch bringt die Forschung auf den neuesten Stand und präsentiert erstmals Leben, Werk und Wirkung Zweigs in einer kulturgeschichtlichen Einheit. Die historischen, philosophischen und ästhetischen Koordinaten seines Œuvre bilden den Rahmen für detaillierte Werkanalysen. Auch die Biographie wird um neue Fakten bereichert und durch die Darstellung des Freundeskreises ergänzt. Besondere Beachtung finden unbekannte Aspekte des Werks (z.B. Dramen, Gedichte) sowie Zweigs Tätigkeit als Übersetzer, Herausgeber und Sammler von Autographen. Die Darstellung der außergewöhnlichen Wirkungsgeschichte seines Werkes – Stefan Zweig war Anfang der dreißiger Jahre der meistübersetzte deutschsprachige Autor – bildet einen Schwerpunkt dieses Handbuchs. Ein Verzeichnis über die Forschungsliteratur, Register und eine Zeittafel runden den Band ab.


E. Béhague, H. Klessinger, A. Valtolina (a cura di), GegenWorte – GegenSpiele. Zu einer neuen Widerstandsästhetik in Literatur und Theater der Gegenwart, transcript, Bielefeld 2018

Das neue Interesse an einer allgemeinen »Ästhetik des Widerstands« wird in den kulturellen und politischen Debatten zwar konstatiert, doch stehen eine differenzierte theoretische Durchdringung, systematische ästhetische Analyse und historische Einordnung des Phänomens noch aus.
Der Band untersucht aktuelle Beispiele aus Literatur und Theater und skizziert somit die Konturen einer solchen neuen »Ästhetik des Widerstands«. Leitfragen gelten einer möglichen Renaissance des kritischen Intellektuellen, einer Neuaushandlung des Politischen und der politischen Kunst in einer globalisierten Welt im digitalen Zeitalter.


P. Katelhön, Rechtschreibtrainer Deutsch als Fremdsprache, Duden, Berlin 2018

Verstehen, üben, testen: Der Rechtschreibtrainer Deutsch als Fremdsprache enthält alle wichtigen Rechtschreibregeln und mehr als 200 abwechslungsreiche Übungen auf den Niveaustufen A2 bis B1. Die Aufgaben sind in kompakten Einheiten nach ihrem Schwierigkeitsgrad unterteilt; die zugehörigen Audiodateien stehen zum kostenlosen Download bereit. Merkkästen mit typischen Stolpersteinen und rechtschreiblich schwierigen Wörtern runden die Übungen ab; am Ende jedes Kapitels finden sich Diktate zur Selbstkontrolle. Neben dem Einsatz im Unterricht ist der Rechtschreibtrainer mit seinem integrierten Lösungsschlüssel ideal auch für das Selbststudium.


Studi Germanici, 13. Attività scientifica 2016-2018

È online il bollettino sull’attività scientifica dell’Istituto Italiano di Studi Germanici: rivista.studigermanici.it/index.php/studigermanici/issue/view/133

A. Camparsi, La biblioteca wagneriana di Max Koch a Villa Sciarra. Una ricognizione agli albori della multimedialità (Studi Germanici, 13)

rivista.studigermanici.it/index.php/studigermanici/issue/view/132

Studi germanici, 13

È online il fascicolo 13 (2018) di "Studi Germanici": rivista.studigermanici.it/index.php/studigermanici/issue/view/131

M. Freschi, 1918. Tramonti tedeschi, Bonanno, Acireale 2018

Nel fatidico 1918 avvennero eventi che cambiarono la storia del mondo con la caduta dei quattro imperi zarista, ottomano, austroungarico e il Secondo Reich. Questi tragici eventi trovarono un loro rispecchianti in opere veramente epocali, tra cui "Il tramonto dell'Occidente" di Spengler, le "Considerazioni di un impolitico" di Thomas Mann, "Lo spirito dell'Utopia" di Ernst Bloch. La loro rilettura, esattamente dopo un secolo, risulta più che mai attuale e intrigante anche per le diagnosi del nostro tempo, insicuro, disorientato, travolto da una crisi di identità, che era stata già percepita con intensa lucidità medianica da questi scrittori. Le opere quasi profetiche, ambigue e affascinanti apparvero contemporaneamente nel 1918, l’anno tedesco.


R. Calzoni, La letteratura tedesca contemporanea. L’età della divisione e della riunificazione, Carocci, Roma 2018

Il volume presenta la letteratura di lingua tedesca dalla costruzione del Muro di Berlino ai giorni nostri, tracciandone un bilancio anche attraverso le sue relazioni con il cinema e con i “mediatori del ricordo”, come la fotografia, la radio, la televisione e il web. La prima parte ripercorre la produzione di autori come Peter Weiss, Johannes Bobrowski, Elias Canetti e Thomas Bernhard, che vissero in prima persona il regime hitleriano e che, durante gli anni della divisione tedesca, hanno innalzato la prosa, la lirica e il teatro a luogo di riconciliazione individuale e collettiva con la storia recente della Germania e dell’Austria. Attorno al “passato che non passa” e alla sua elaborazione si sviluppa la seconda parte, che si focalizza sulla produzione letteraria successiva alla riunificazione tedesca di scrittori come Durs Grünbein, Herta Müller, W. G. Sebald e Bernhard Schlink, discutendone anche in prospettiva multimediale il rapporto con il dodicennio nero, con la divisione della nazione e con l’Ostalgie.


R. Calzoni, La letteratura tedesca del secondo dopoguerra. L’età delle macerie e della ricostruzione (1945-1961), Carocci, Roma 2018

Il volume ripercorre le fasi della ricostruzione culturale della Germania ridotta in macerie dopo la Seconda guerra mondiale, dipanando i fili della complessa trama politica, filosofica e storico-letteraria del periodo compreso fra la capitolazione del Terzo Reich e l’erezione del Muro di Berlino. L’opera di autori tedeschi, svizzeri e austriaci rientrati dall’esilio o riemersi dall’emigrazione interna dopo il nazismo è posta in dialogo con la scrittura dei sopravvissuti alla Shoah e alle persecuzioni politiche hitleriane grazie all’individuazione di alcuni nuclei tematici fondamentali per la letteratura d’Oltralpe: le ricadute del Terzo Reich e delle politiche degli alleati sullo “spirito tedesco”, l’estetizzazione del secondo conflitto mondiale e la concezione della poesia dopo Auschwitz come «un atto di barbarie», la questione della «colpa collettiva» e della responsabilità individuale per i crimini compiuti durante il regime. È in questo quadro generale che si inseriscono i profili – tratteggiati dettagliatamente nel volume – di tre autori canonici della letteratura tedesca contemporanea: Hans Magnus Enzensberger, Günter Grass e Christa Wolf.


S. Rabanus (a cura di), Deutsch als Minderheitensprache in Italien. Theorie und Empirie kontaktinduzierten Sprachwandels, Olms, 2018

Ziel des Bandes ist es, die Erscheinungsformen des Deutschen in alten sog. Sprachinseldialekten (Walserdeutsch, Zimbrisch, Fersentalerisch, Plodarisch, Sauranisch, Tischelwangerisch) und als regionale Mehrheitssprache in Südtirol auf den wesentlichen linguistischen Systemebenen (Phonetik/Phonologie, Morphologie, Syntax, Lexikon) herauszuarbeiten. Da deutsche Varietäten in jedem Fall Teil mehrsprachiger Repertoires sind, wird dabei besonders der Frage nachgegangen, ob und inwieweit kontaktinduzierter Sprachwandel stattgefunden hat oder derzeit stattfindet. Die im Band vertretenen Themen, Autoren und Institutionen spiegeln die Breite der Erforschung des Deutschen als Minderheitensprache in Italien wider. Bezüglich der thematischen Schwerpunktsetzungen sind sie gleichzeitig ein Abbild der Sprachwissenschaft in Italien: In je drei Beiträgen stehen phonetisch-phonologische und lexikalische Fragestellungen im Mittelpunkt, ein Beitrag behandelt die Morphologie, fünf Beiträge sind syntaktische Studien. Alle Beiträge sind in deutscher Sprache verfasst und so angelegt und ausgeführt, dass die Inhalte jedem Leser unabhängig von der eigenen theoretischen Orientierung und Spezialisierung zugänglich sind.

Andrea Aguti, Luigi Alfieri, Guido Dall’Olio, Luca Renzi (a cura di), Lutero e i 500 anni della Riforma, Pisa, Edizioni ETS 2018

Oltre ai contributi dei curatori, il volume contiene saggi di: Albert De Lange, Andrea Benedetti, Daniele Garota, Carlo Gentili, Paolo Ricca, Piero Stefani, Aldo Venturelli, Michael Welker.


Claus Ehrhardt e Heiko F. Marten (a cura di), Linguistic Landscapes - Sprachlandschaften (Der Deutschunterricht 4/2018)

Indice: www.friedrich-verlag.de/shop/downloads/dl/file/id/40723/product/19638/inhaltsverzeichnis.pdf


Gottfried Benn, Alexander Lernet-Holenia, Amelia Valtolina (a cura di), Arte monologica, traduzione di Amelia Valtolina e Luciano Zagari, Adelphi, Milano 2018

Un memorabile confronto tra Lernet-Holenia e Gottfried Benn. Tra il settembre e l’ottobre del 1952, in Germania, le colonne della «Neue Zeitung» ospitarono un denso, memorabile dialogo-confronto – attraverso due lettere aperte – tra Lernet-Holenia e Gottfried Benn. Il tema non avrebbe potuto essere più arduo: la natura dell’arte. E le posizioni non avrebbero potuto essere più distanti: da una parte Lernet-Holenia, affermando il vincolo indissolubile tra la poesia e il divenire storico, esortava il suo interlocutore: «Sarebbe tempo che Lei parlasse anche alla nazione ... rompa gli indugi e si rivolga agli altri, in quei grandi dialoghi sui quali si fonda ogni vera poesia»; dall’altra Benn, per il quale la poesia non poteva che essere invece «un’arte monologica», rispondeva con quello che si può considerare, oggi, il suo testamento spirituale: «Esprimi il tuo io: al tu consegnerai allora la tua vita, alla comunità e alla lontananza consegnerai allora la tua solitudine». Al carteggio si accompagna il saggio Nietzsche - dopo cinquant’anni nella traduzione di Luciano Zagari apparsa in Lo smalto sul nulla.


Roland Schimmelpfennig, Il Regno degli animali, traduzione a fronte e cura di V. Gianola, introduzione di R. Calzoni, postfazione di E. Agazzi, Mimesis, Milano 2018

Un uomo, un leone e un uovo al tegame. Uomini, animali e oggetti. L’opera centrale della Trilogia degli animali del drammaturgo contemporaneo tedesco Roland Schimmelpfennig, Il Regno degli Animali, affronta tematiche di estrema attualità: il mondo del lavoro, il capitalismo, la perdita dell’identità, di un impiego e della possibilità di agire e cambiare, l’insicurezza, la paura, la distruzione del concetto di comunità, l’assurda logica dei meccanismi di potere e infine, per mezzo della metafora meta-teatrale, il fluido passaggio dell’uomo all’animale e all’oggetto.


Marino Freschi, Le luci del Settecento. Tra IIluminismo ed esoterismo, Tipheret, Acireale 2018

In Germania, per le particolari condizioni storico-culturali del Reich, si esprimeva, in maniera più evidente e acuta che altrove, il disagio spirituale che si andava diffondendo nella cultura europea e che corrodeva il nucleo stesso della concezione razionalistica, risvegliando un vivace interesse per esperienze rituali e simboliche, affermate dalle società segrete e specialmente dalla massoneria. In loggia ci si poteva abbandonare, senza timore di passare per bigotto, alla commozione e alla malinconia per la limitatezza individuale e all'ansia mistica per una luce più ardente di quella della ragione. Ciò che costituiva l'attrattiva culturale di tale singolare atmosfera settecentesca era l'insolita commistione tra un diffuso entusiasmo intellettuale che animava le indagini culturali del secolo e un aristocratico senso di noia, una sorta di intimo fastidio per la monotonia quotidiana, un malessere, questo, provocato da un eccessivo intellettualismo, ma anche dall'impazienza, dall'attesa per accadimenti e scoperte nuove.


Marino Freschi, Baron Knigge. Dall'occultismo alla politica, Tipheret, Acireale 2018

L'opera culturale e letteraria di Adolph Knigge (1752-1796) è ricca di contraddizioni che hanno reso ardua la comprensione storica di questo singolare personaggio della cultura tedesca verso la fine del Settecento. L'analisi delle opere letterarie, come pure dell'attività massonica, illuminata e politica di Knigge può contribuire a precisare la specificità storica della crisi finale della cultura illuministica in Germania, esaminata dal suo interno e non giudicata col metro “impietoso” dei suoi superamenti classici e romantici.


Riccardo Concetti, Robert Michel. Ein österreichischer Dichter-Offizier zwischen Halbmond und Doppeladler, Praesens, Wien 2018

M. Latini, E.S. Storace (a cura di), Auschwitz dopo Auschwitz. Poetica e politica di fronte alla Shoah, Meltemi, Milano 2018

Con contributi di: R. Calzoni, M. Cavalleri, F. Ferrari, M. Latini, S. Marino, E.S. Storace, F.R. Recchia Luciani, A. Tommasi, e con un inedito di G. Anders.


Renata Gambino, Grazia Pulvirenti, Storie menti mondi. Approccio neuroermeneutico alla letteratura, Mimesis, Milano 2018

Tramite la creazione di storie, l’uomo organizza l’esperienza di sé e del mondo, il proprio vissuto, biologico e immaginario, la propria identità. E, a volte, attinge alla bellezza, nella configurazione stilistico-simbolica del testo letterario e nella sua fruizione. In Storie Menti Mondi, l’esperienza letteraria viene indagata come fenomeno dinamico, fisiologico, emotivo e cognitivo, in relazione ai processi mentali che generano il proprium di ogni creazione artistica e lo riconfigurano nell’atto della lettura. A partire dalle specificità linguistiche, formali, stilistiche e simboliche di un’opera, la neuroermeneutica consente di interpretare il testo come dispositivo di ricerca antropologica, in quanto spazio privilegiato per una riflessione sui processi di ordine fisico, emotivo e cognitivo implicati dall’immaginazione tanto nell’atto creativo che in quello della fruizione estetica. Alla luce di tale approccio, che tiene conto dell’interazione fra ermeneutica, antropologia letteraria, studi sulla cognizione, sulla simulazione incarnata, sull’empatia e sui correlati neurali dell’esperienza estetica, è possibile dischiudere nuove prospettive critiche in merito all’esegesi del testo, come anche in relazione alla cultura in cui ogni opera s’inscrive, e offrire nuovi spunti di riflessione sui processi della mente impegnata nell’immaginazione creativa e fruitiva di storie: infiniti mondi, che si condensano e riaffiorano dalle pagine, tramite cui l’essere umano tenta di costruire significati sempre nuovi per il suo essere nel mondo, in una esauribile tensione verso la bellezza.


Renata Gambino, Grazia Pulvirenti, La mente narrativa di Heinrich von Kleist, Mimesis, Milano 2018

La poetologia della conoscenza di Heinrich von Kleist si configura come un viaggio nella mente umana, nelle sue capacità conoscitive e immaginative, nelle sue labilità e nei suoi trascendimenti. La totalità romantica è infranta e il linguaggio è il materiale magmatico di attraversamento del reale e della mente: in ciò si esprime un progetto epistemico che, muovendo dall’orizzonte biologico della corporeità, si realizza in virtù della forza poietica del linguaggio, nella narrazione.
La scrittura di Heinrich von Kleist è caratterizzata da una processualità narrativa e da una ricerca sulla realtà messe in atto attraverso veri e propri esperimenti, sempre animati dalla sfida che lo scrittore lancia ai limiti della parola e della capacità umana di conoscere la realtà. Vivendo in prima persona, nella sua tormentosa vicenda biografica, la sconfitta e l’inadeguatezza umana rispetto al reale, tramite una paradossale narrazione sperimentale, Kleist realizza una poetologia della conoscenza sulle dinamiche del mondo fisico, del pensiero, della storia. In essa s’invera il progetto utopico di correggere la vita, d’illuminare l’opacità del mondo, di oltrepassare l’angusto spazio dell’esistenza.